Intelligenza Umana Empatica
In epoca di AI, l’unica domanda plausibile è: «Ma è ancora utile il lavoro editoriale?» Possiamo chiedere all’interfaccia dell’Intelligenza Artificiale che scegliamo di usare, di leggere e riassumere in pochi istanti un testo di 800 pp. Possiamo anche chiedergli la storia narrata, il cosiddetto plot o sinossi o pitch, chiamatelo come volete. Oppure domandargli se in quel testo ci sono ripetizioni di senso. Se il prompt è fatto bene, possiamo certamente chiedere all’AI perfino quali sono i punti deboli del testo. La risposta arriva quasi istantaneamente e sfido chiunque a dire che non sia utile quantomeno a riflettere. Le vecchie schede editoriali sono diventate in un soffio pura archeologia editoriale, questo è innegabile. Quindi: a cosa serve un Editor, oggi? Serve più che mai, anzi è indispensabile, perché – se è un vero editor – avrà due qualità che nessuna AI può avere: una naturale, spesso innata, capacità di empatia con chi scrive e il talento necessario per riconoscere o meno la voce dell’autore. L’AI lavora su pattern, frequenze statistiche e modelli linguistici, in estrema …
