Author: Manuela La Ferla

L’ordine dei libri

In una recente lezione a Fenysia, Scuola di Linguaggi di Firenze ideata da Alba Donati, il Presidente del Centro per il Libro e la Lettura Romano Montroni – un Maestro – ha ricordato agli allievi del Corso di Editoria e Comunicazione che nelle Librerie italiane l’ordine dei libri in esposizione per Autore, è storia recente. Fino al 2003 vigeva – e ancora vige nelle piccole Librerie indipendenti – una disposizione interna per Editore. Senza entrare troppo nel merito, vorrei approfittarne per una piccola riflessione. Ho notato che i cosidetti Millennial e ancor più i loro fratelli più giovani, quando scelgono un libro non hanno alcuna fidelizzazione per Editore, un punto di vista preciso che ha viceversa contraddistinto intere generazioni prima di loro. Per chi frequentava l’Università negli anni Ottanta e Novanta era assolutamente naturale cercare libri che appartenessero “fisicamente” a una Casa editrice piuttosto che a un’altra. Lo so che oggi sembrano storie antiche e in qualche modo lo sono, ma è (anche) così che si sceglievano i libri. Erano tempi senza social, senza mail, senza altri rumori che quelli amati delle parole lette, recitate …

Saper raccontare la Storia

In Italia, l’alta tradizione saggistica di divulgazione storica alla maniera anglosassone è più un’aspirazione che una consolidata realtà editoriale. La capacità di raccontare la Storia, attirando il lettore dentro le pieghe del reale, facendo vedere e mostrando come in presa diretta le vicende storiche narrate è arte rara. Tanto più se il periodo storico di riferimento è altrimenti indagato da romanzi o filmografia dedicata, come nel caso della Firenze dei Medici che riserva incredibilmente ancora campi di indagine scoperti. È stata quindi una bellissima sorpresa incontrare la «voce» di Ippolita Morgese, che forse anche grazie alla sua lunga militanza professionale a New York o per sua attitudine da paleografa, è riuscita con misura ed eleganza a intessere fatti e notizie con uno stile pacato, ma sempre accativante. Il suo libro su Carlo Pitti, artefice princeps del Ghetto di Firenze (1571), su cui nulla prima esisteva in italiano, non è solo un libro importante e unico, ma anche un racconto piacevolissimo che accompagna con garbo il lettore tra storie, genealogie, intrighi, affari, strade, piazze e momenti della Firenze rinascimentale. Quando si dice «scoprire un Autore». Ippolita Morgese, Nessuno …

Dalla parte del testo

Ci sono editor che stanno dalla parte dell’editore, editor che stanno dalla parte dell’autore, e c’è chi, come Casa dell’autore, sta sempre dalla parte del testo. L’idea di un mondo editoriale di consulenti che dedicano la loro vita ai libri degli altri è ormai storia editoriale. Tranne eccezioni, questo è un tipo di lavoro che paradossalmente non si fa più, spesso per assoluta mancanza di tempo, in casa editrice. La corsa sfrenata verso il successo immediato ha fatto sì che piano piano, senza che neanche ce ne accorgessimo, a sopravvivere sia rimasta solo una logica schiacciata sulle tirature, con ritmi di produzione sempre più accelerati. Libri talvolta inutili scalano le classifiche, testi nuovi e bellissimi aspettano anni prima di essere letti e apprezzati. L’autore e la sua scrittura sono diventati elementi quasi marginali di un quadro dove la cornice si è impossessata di tutto lo spazio. Ed è questo uno degli obiettivi di Casa dell’autore: riportare l’attenzione sul testo.

Una passeggiata con l’autore

L’editing, arte rara e difficile, fiorisce ovunque, quasi fosse una pratica di cui poter abusare con leggerezza. Di contro, molti testi vengono ormai pubblicati senza alcuna vera mediazione editoriale. Casa dell’autore propone una nuova modalità di lavoro, dove le storie da raccontare e le idee da sviluppare possano circolare liberamente in un clima piacevole come una passeggiata. Tempo e spazio dedicati al testo e alla scrittura, ad ascoltare i dubbi, a valutare insieme le scelte: qualcuno che cammina a fianco dell’autore, non lo precede e non lo segue, ma lo accompagna. Un’autentica mediazione editoriale fuori dalle case editrici, un lavoro che rimette al centro il testo, nel rispetto per i tempi della scrittura dell’autore, nella libertà di accettare o meno i suggerimenti dell’editor, nella felicità di riconoscersi, autore e editor, sul terreno della scrittura. “Il pensiero uccide l’ispirazione, lo stile vincola il pensiero, la scrittura ripaga lo stile.” – Walter Benjamin

Luoghi non comuni

Vero o falso? Sono tanti i luoghi comuni da sfatare sul mestiere dell’editor. Vero: L’autore che ha già un agente o un editore, con un editor professionista al fianco può fare un salto di qualità. Perché? Perché sarà come avere uno sguardo esterno che aiuta a lavorare dall’interno del proprio testo. Serve ascolto del suono delle parole e arte mimetica, perché ogni testo è diverso. È importante anche la storia, certo, ma da sola non basta. Falso: L’autore che non trova l’editore, ha bisogno dell’editor per trovarlo. Perché? Perché se un testo non funziona un editor non dovrebbe lavorarci. Trovare la casa editrice adatta a quel testo o a quell’autore è un altro mestiere ed è compito delle agenzie letterarie. Falso: L’autore è sempre più connesso, social. A chi scrive importa solo di raggiungere più lettori possibile. Perché? Perché in realtà l’autore è sempre più solo, alla fragilità e alla qualità di uno scrittore non pensa più nessuno. Vero: L’editing aiuta il testo a crescere, ma bisogna sapersi fermare. Perché? Perché esiste un punto esatto …

Per Giovanni Falcone

Caro Giovanni Falcone, Sono le 17,48 del 23 maggio. 26 anni fa ero come tanti al Salone del libro di Torino, quando accadde. Capaci è ormai per tutti noi il luogo della strage in cui tu, Francesca Morvillo e gli uomini della scorta (tranne Giuseppe Costanza che si salvò), perdeste la vita. Al tempo ignoravo perfino che esistesse, Capaci. Ignoravo molto altro del resto e a girarsi indietro, oggi, sembra siano passati molti più anni da allora. Anche noi che in Sicilia ci eravamo nati, anzi forse soprattutto noi, vivevamo come se la Mafia non ci appartenesse, non fosse un problema nostro intendo. Ricordo i primi cortei con i lenzuoli bianchi, i ragazzi di ieri che eravamo noi, sfilare in silenzio, ricordo lo sdegno che fece l’Italia unita come non mai, il dolore raddoppiato e indicibile per Borsellino e gli uomini della sua scorta, il 19 luglio dello stesso anno. Mi chiusi in Biblioteca Nazionale a Firenze quell’estate. Per una strana deformazione professionale sono sempre stata abituata a partire dalle carte, dai libri. Fu come entrare in un oceano, facevo continuamente i conti con …

Sono solo libri

«Sono andata in uno di quei supermarket della carta stampata: ci sono immagini luminose in video, tipo. “Se compri una cosa ti diamo anche un libro”». Io ho detto al commesso: «Cerco E. E. Cummings». Quello ha detto, «Fai da te, seconda fila a sinistra». E io ho detto, «Ma voialtri vendete ancora libri, o cosa?» Due battute appena. Dentro tutta l’annosa questione del vender libri, oggi. Eccola la forza del teatro. Eliminate del tutto le pause narrative, ridotte le descrizioni, abolito il narratore, restano solo i personaggi e le loro parole. È il caso di un diamantino testo teatrale che mi è ricapitato tra le mani da poco, scritto da Jon Robin Baittz, e tradotto diversi anni fa per Sellerio da M. D’Amico, un Maestro che veleggia ormai verso i 90. Ne parlo qui, perché credo che dovremmo tutti finirla di usare i testi come vestiti dell’ultima collezione. Il gioco è sempre quello di citare unicamente quelli appena usciti, possibilmente anche in classifica o comunque di amici o amici degli amici. Vorrei scendere da questa giostra, per questo ho scelto un testo uscito molti anni fa, solo …

Uno sguardo palindromo

Delle Avanguardie artistiche del Novecento, conserva la capacità di spaziare tra Arti differenti, in nome di un nuovo umanesimo. Delle Neo avanguardie ha il dono di una rottura affatto cercata, quasi spontanea con quel che l’ha preceduto. È davvero molto giovane e, ogni volta che mi invia un suo testo, sono in imbarazzo perché spesso sono io ad imparare da lui e non viceversa. Per una fortunata coincidenza, questo ritratto di Leonardo Malaguti esce in sincrono con il suo primo testo già arrivato finalista al Premio di Letteratura Neri Pozza l’anno scorso e scelto da una piccola, ma eccellente Casa editrice: Exorma. Il suo sguardo sulla realtà è di chiara impronta cinematografica e se ha un difetto (“dico difetto per ridere” diceva Bazlen di Montale), è nel non aver ancora del tutto compreso che le immagini nelle parole bisogna mettercele, le visioni e il tratteggio di un suo schizzo sono sempre meravigliosamente esemplificative di ciò che va scrivendo, ma bisogna poi imparare a tradurle in parole, nei libri almeno, cosa che a volte lui dimentica di fare perché ha uno sguardo – come dire? – palindromo …

Scuolina in Ciad

Fermarsi e chiedersi come poter alleviare per un secondo il dolore nel mondo rischia di essere una di quelle frasi fatte e grondanti retorica che disturba anche solo alla lettura. Ma le parole a volte bisogna anche avere il coraggio di usarle per quel che sono: mezzi per far arrivare notizie, per aprire spiragli sul possibile. È per questo che vorrei fare un passo indietro e regalare qui un po’ di visibilità a una recente lettera del mio amico Don Gherardo Gambelli, da ormai quasi sette anni in Ciad, Parroco di N’Djamena. Alla fine, se volete, troverete il suo indirizzo. È molto complicato fargli arrivare qualcosa, causa Dogane complicate che spesso occultano le spedizioni, per usare un eufemismo. Ma che dire? Proviamoci. Cos’è una Bic per noi? Nulla, ma lì può fare la differenza. In uno studio recente realizzato dalla Lund University e pubblicato dalla rivista «Tchad et Culture» sulla vulnerabilità climatica, il Ciad figura fra i paesi più a rischio del mondo. I problemi legati alla sua difficile posizione geografica, stretto fra il Sahara e il Camerun, senza sbocchi al mare, sono divenuti ancora più complessi …

La terra dentro

Esistono somiglianze e affinità tra chi scrive. Riflessi e cifre stilistiche che a volte finiscono con il far da specchio anche alla stessa fisicità degli uomini. Ogni volta che incontro Marino Magliani penso che la sua «poesia in prosa», così ricca di musicalità e frasi che nascono già perfette, ha molto a che vedere con le opere di Francesco Biamonti. Ma anche che il mio amico Marino un po’ gli somiglia. Saranno le comuni origini liguri, non so, ma così è. Magliani mi è stato segnalato la prima volta da Giuseppe Conte, più di un decennio fa, ci volle un attimo per innamorarsi della sua scrittura, molto di più per riuscire a pubblicarlo. Ho avuto l’onore di seguirlo per i suoi romanzi in Longanesi. Ha pubblicato un libro più bello dell’altro, del resto, Marino. Vive in Olanda tra dune di sabbia mobile, ma ha viaggiato a lungo in Spagna e Sud America. Leggendo ciò che scrive, però, a volte sembra quasi non si sia mai mosso dalla sua Liguria: la sua terra dentro. Dovrebbe essere studiato a scuola, dai nostri liceali, e invece talvolta Magliani ha fatto fatica a …