Author: Manuela La Ferla

Un messaggio in bottiglia

Il testo di Filippo De Matteis mi è arrivato come un messaggio in bottiglia su un mare trasparente, lasciando immaginare la lunga traversata con onde alte e scogli da cui era miracolosamente uscito illeso. C’erano dentro echi del Retablo di Consolo e un cadenzare colto delle parole, alla maniera di Buttitta, però la storia doveva venir fuori meglio e c’era ovunque un lirismo fin troppo accentuato. Ci siamo incontrati in piazza della Repubblica a Firenze e dietro il ragazzo mite e dolce ho intravisto il professionista di razza che è, così temevo si inalberasse ai miei consigli su come “muovere” il testo. Invece mi ha istigato a dargliene altri e il libro si è piano piano trasformato sotto i nostri sguardi increduli, mantenendo intatta la sua meravigliosa musicalità e approdando infine a un Editore che l’ha appena pubblicato con ulteriore, estrema curatela. Filippo De Matteis, Cuori di seppia, Elliot 2017

Rapita dalla sua voce

Il dattilo del romanzo di Laura Bonaiuti è rimasto a lungo chiuso dentro una cartellina blu sulla mia scrivania. Me lo aveva portato lei, nella prima sede di Casa dell’autore in via Maggio, con un’invocazione muta e un appello gentile: «Leggilo se puoi, grazie». Mi era stato caldeggiato dal Prof. Fabio Firenzuoli, mio guru, però all’inizio ero scettica. Laura era troppo “bella e brava” per essere anche una scrittrice autentica. Mi sbagliavo. La sera in cui l’ho finalmente letto, non riuscivo a smettere e sono andata a letto tardissimo, rapita dalla sua voce. La scrittura della Bonaiuti, venata da un dolore sotteso, è come un pugno in faccia che lei ha saputo trasformare in narratività. Il suo lavoro è piaciuto anche a una editor milanese che l’ha pubblicato. Laura ha scritto da poco un altro testo e ora staremo a vedere che accadrà. Non so cosa farà da grande, ma spero non smetta mai di scrivere. Laura Bonaiuti, Se nessuno sa dove sei, Piemme 2015

All’improvviso, ciao Pietro

2000 battute, Pietro, solo 2000, come quando chiamavi all’improvviso, festivi inclusi, per chiedermi un pezzetto, oppure dirmi che quel che avevo fatto non andava bene e che dovevo lavorarci. All’improvviso mi è apparso il tuo faccione grande sui social e ci ho messo un po’ a capire che non c’eri più. Abbiamo tutti famiglie reali, ma la nostra famiglia editoriale rimane fissata per sempre da qualche parte dentro di noi che ci siam cresciuti dentro. Può sembrare retorica, ma chi la frequenta sa che è vero. La nostra famiglia editoriale esiste e Pietro Cheli ne faceva parte per moltissimi di noi. È lì che ti ho incontrato la prima volta, in un luogo che era già una storia a sé, in via Melzo sede de Il Saggiatore e di Diario, cortile interno in fondo. Quando passavo da te era sempre per un consiglio. Conoscevi tutti, taglieggiavi con cura, poi mi giuravi che di me invece non avresti mai detto nulla che non mi sarebbe piaciuto. Suadente, bonario, affettuoso, con gli amici veri un fratello. Non c’è stato nulla che ho fatto, editorialmente parlando, di cui …

Baricco e i miracoli in tv

«Se c’è qualcosa di magico nello scrivere una storia, e io sono convinto che ci sia, nessuno è mai stato in grado di ridurlo a una ricetta che possa essere passata da una persona a un’altra.» – John Steinbeck Vi è mai capitato di finire sintonizzati su un’emittente locale e assistere a presentazioni di libri in tv? Difficile resistere alla tentazione di girare immediatamente canale. Sulle reti nazionali ci han provato in tanti, ma poche volte funziona. E perché secondo voi? Non sono una studiosa di comunicazione di massa, non ho alcuna voglia di far citazioni colte per avvallare ciò che penso, ragiono solo da amante della parola scritta e quindi del silenzio e del pensiero astratto, due cose che con la tv fanno fatica a stare insieme. Il ritmo stesso della lettura, che è individuale e intimo, attraverso la televisione si disperde. Ne abbiamo visti tanti provarci, pochissimi riuscirci. Ma perché? È solo questa la ragione? Un’insanabile diaspora tra la parola detta e quella scritta? Non è poi così vero, basti pensare a programmi bellissimi e vivi come La lingua batte, l’ormai …

Il mestiere dell’editor e il gioco delle parti

  «La verità… lo so, so che cercarla è giusto. È nobile. Ho fatto il giornalista per questo. Woodward e Bernstein, no? I due che mandano a casa Nixon, voglio dire, ho ancora il poster. Che poi a ripensarci bene il poster è quello del film ma, ecco vedete? Chi sono più veri? Woodward e Bernstein o Dustin Hoffmann e Robert Redford?» Mentre leggevo uno dei libri più belli degli ultimi mesi: La ragazza sbagliata di Giampaolo Simi, quest’estate, mi sono imbattuta in questa frase. E mi sono ricordata di un’altra sera d’estate in cui vidi il Redford, confuso e bellissimo dei I tre giorni del Condor che diceva: «Ma ora che faccio? Io leggo solo libri». La mia passione per la lettura è partita anche da lì, dall’immagine di qualcuno che va in giro in bici e vive con la testa immersa tra le pagine di testi inediti. Mai lavorato per la Cia, ma il codice di segretezza delle case editrici non è mai stato da meno e l’ho sempre rispettato. Questo blog che inizia oggi ha scelto il nome …

Dalla parte del testo

Ci sono editor che stanno dalla parte dell’editore, editor che stanno dalla parte dell’autore, e c’è chi, come Casa dell’autore, sta sempre dalla parte del testo. L’idea di un mondo editoriale di consulenti che dedicano la loro vita ai libri degli altri è ormai storia editoriale. Tranne eccezioni, questo è un tipo di lavoro che paradossalmente non si fa più, spesso per assoluta mancanza di tempo, in casa editrice. La corsa sfrenata verso il successo immediato ha fatto sì che piano piano, senza che neanche ce ne accorgessimo, a sopravvivere sia rimasta solo una logica schiacciata sulle tirature, con ritmi di produzione sempre più accelerati. Tranne magnifiche eccezioni, che soprattutto nelle case editrici più piccole sopravvivono felicemente. Libri talvolta inutili scalano le classifiche, testi nuovi e bellissimi aspettano anni prima di essere letti e apprezzati. L’autore e la sua scrittura sono diventati elementi quasi marginali di un quadro dove la cornice si è impossessata di tutto lo spazio. Ed è questo uno degli obiettivi di Casa dell’autore: riportare l’attenzione sul testo.

Una passeggiata con l’autore

L’editing, arte rara e difficile, fiorisce ovunque, quasi fosse una pratica di cui poter abusare con leggerezza. Di contro, molti testi vengono ormai pubblicati senza alcuna vera mediazione editoriale. Casa dell’autore propone una nuova modalità di lavoro, dove le storie da raccontare e le idee da sviluppare possano circolare liberamente in un clima piacevole come una passeggiata. Tempo e spazio dedicati al testo e alla scrittura, ad ascoltare i dubbi, a valutare insieme le scelte: qualcuno che cammina a fianco dell’autore, non lo precede e non lo segue, ma lo accompagna. Un’autentica mediazione editoriale fuori dalle case editrici, un lavoro che rimette al centro il testo, nel rispetto per i tempi della scrittura dell’autore, nella libertà di accettare o meno i suggerimenti dell’editor, nella felicità di riconoscersi, autore e editor, sul terreno della scrittura. “Il pensiero uccide l’ispirazione, lo stile vincola il pensiero, la scrittura ripaga lo stile.” – Walter Benjamin

Luoghi non comuni

Vero o falso? Sono tanti i luoghi comuni da sfatare sul mestiere dell’editor. Vero: L’autore che ha già un agente o un editore, con un editor professionista al fianco può fare un salto di qualità. Perché? Perché sarà come avere uno sguardo esterno che aiuta a lavorare dall’interno del proprio testo. Serve ascolto del suono delle parole e arte mimetica, perché ogni testo è diverso. È importante anche la storia, certo, ma da sola non basta. Falso: L’autore che non trova l’editore, ha bisogno dell’editor per trovarlo. Perché? Perché se un testo non funziona un editor non dovrebbe lavorarci. Trovare la casa editrice adatta a quel testo o a quell’autore è un altro mestiere ed è compito delle agenzie letterarie. Falso: L’autore è sempre più connesso, social. A chi scrive importa solo di raggiungere più lettori possibile. Perché? Perché in realtà l’autore è sempre più solo, alla fragilità e alla qualità di uno scrittore non pensa più nessuno. Vero: L’editing aiuta il testo a crescere, ma bisogna sapersi fermare. Perché? Perché esiste un punto esatto …