In epoca di AI, l’unica domanda plausibile è: «Ma è ancora utile il lavoro editoriale?»
Possiamo chiedere all’interfaccia dell’Intelligenza Artificiale che scegliamo di usare, di leggere e riassumere in pochi istanti un testo di 800 pp. Possiamo anche chiedergli la storia narrata, il cosiddetto plot o sinossi o pitch, chiamatelo come volete. Oppure domandargli se in quel testo ci sono ripetizioni di senso. Se il prompt è fatto bene, possiamo certamente chiedere all’AI perfino quali sono i punti deboli del testo.
La risposta arriva quasi istantaneamente e sfido chiunque a dire che non sia utile quantomeno a riflettere. Le vecchie schede editoriali sono diventate in un soffio pura archeologia editoriale, questo è innegabile.
Quindi: a cosa serve un Editor, oggi? Serve più che mai, anzi è indispensabile, perché – se è un vero editor – avrà due qualità che nessuna AI può avere: una naturale, spesso innata, capacità di empatia con chi scrive e il talento necessario per riconoscere o meno la voce dell’autore.
L’AI lavora su pattern, frequenze statistiche e modelli linguistici, in estrema sintesi calcola le probabilità della parola successiva. Ma non ha un vissuto, non prova emozioni e non sa cosa significhi patire per trovare la parola giusta. L’ «editor umano» serve quindi oggi più che mai a proteggere l’unicità della voce dell’autore e a far venire fuori il suo imprescindibile punto di vista.
Nei moduli di Formazione che tengo da oltre venti anni in Scuole e Università, faccio sempre lavorare gli studenti proprio su questo: sul riconoscere se c’è un autore o no dietro il testo che dobbiamo valutare. È questa la prima, indispensabile qualità richiesta in campo editoriale, qualcosa che ricorda in larga parte il lavoro di una Critica letteraria che non c’è più. Imparare a riconoscere l’uomo dietro lo scrittore, come diceva Renato Serra, sentire la voce di chi scrive, capire se è uno scrittore o solo qualcuno che ha scritto un testo è fondamentale, perché poi è con lui che bisognerà lavorare e nessuna AI potrà mai soppiantare l’esperienza reale di un Editor e la sua indispensabile sensibilità umana.
