Il posto delle fragole

Per Natale

Questo post è un piccolo omaggio per uno scrittore a me caro che da alcuni mesi non c’è più, un autore di un testo intenso e delicato insieme che ho seguito in fase maieutica su indicazione di una comune amica, Roberta Mazzanti, che ringrazio ancora per aver pensato a me.


Il libro: Così la vita mi arriva è di Natale Losi, antropologo, sociologo e antipsichiatra, Direttore della Scuola Etno-sistemica-narrativa di Roma, Fondatore dell’Unità psicosociale e di Integrazione culturale dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni. Ma per me Natale è stato e rimane soprattutto un affabile professore in maglietta e sandali con cui discutevo in diretta Skype, quando si collegava da un’isoletta greca dove viveva per gran parte dell’anno e che, nonostante il suo profilo amichevole, mi metteva sempre un po’ in soggezione.


Per uno strano caso del destino, questo libro è poi stato pubblicato da una Casa editrice recentemente rilevata da alcuni miei formidabili allievi: Andrea Francioni e Sara Nardi, la Maschietto editore di Firenze. E questo mi ha reso la pubblicazione se possibile ancora più cara. Quindi ve ne parlo oggi qui nel mio blog nella speranza che anche voi lo leggiate e vi facciate rapire dalla storia e dalla scrittura di Losi, un Maestro vero cui resto debitrice di idee e suggestioni che ho poi fatto mie, come a volte accade quando si lavora in simbiosi con un autore in fase di editing.


È un libro ricchissimo di rimandi a storie e grandi interpreti del Novecento da cui non si può non rimanere affascinati e sedotti: da Basaglia a Ginzburg, da Celati a Calvino, solo per citarne alcuni. Ricco di visioni volatili che sfuggono alla memoria ed esigono silenzio, parole dense e leggere insieme che nascono da una grande capacità di concentrazione e da una riflessione mai banale su cosa ha davvero senso raccontare. E poi c’è la Grecia tutt’intorno, luoghi sospesi dove il tempo – scrive l’autore – è Kairos, pieno di bellezza e significato e non si esaurisce mai nel Kronos, nella linearità razionale dettata dal nostro quotidiano.


Come una parentesi che si apre all’improvviso all’interno del libro e rappresenta la meta stessa del suo raccontare, Losi finge nella finzione narrativa di ritrovare un misterioso pacchetto che per lungo tempo non ha il coraggio di aprire. Un pacchetto nascosto dietro una fotografia di famiglia, quella della nonna Natalina che – lo scoprirete – tanto c’entra con lui e con il numero 25, da lui amatissimo.


Dentro il protagonista troverà l’ultimo “Diario di Italo Calvino”, con gli appunti per la sesta Lezione Americana, quella mai ritrovata: la Lezione sulla Consistenza. Testimone e insieme interprete vivo di una precisa predisposizione dell’anima che si rivela nell’assenza è un personaggio letterario altrimenti leggendario, ma incredibilmente vicino a noi: Bartley lo scrivano, di Melville.


Mi fermo qui, perché la trama non può e non deve essere rivelata se non leggendo. Vorrei però concludere con quanto Natale Losi ha scritto in conclusione del suo tributo a Calvino, parafrasando le sue stesse parole per regalarle ora a lui: «Spero che, da dove si trova adesso, possa anche lui divertirsi, come mi sono divertito io a giocare con le sue parole, perché in fondo questa breve parte del mio testo altro non vuole essere che un piccolo contributo per continuare a far vivere le sue idee e il suo ineguagliabile spirito».
Ciao Natale e grazie.