All posts filed under: Ritratti d’autore

Uno sguardo palindromo

Delle Avanguardie artistiche del Novecento, conserva la capacità di spaziare tra Arti differenti, in nome di un nuovo umanesimo. Delle Neo avanguardie ha il dono di una rottura affatto cercata, quasi spontanea con quel che l’ha preceduto. È davvero molto giovane e, ogni volta che mi invia un suo testo, sono in imbarazzo perché spesso sono io ad imparare da lui e non viceversa. Per una fortunata coincidenza, questo ritratto di Leonardo Malaguti esce in sincrono con il suo primo testo già arrivato finalista al Premio di Letteratura Neri Pozza l’anno scorso e scelto da una piccola, ma eccellente Casa editrice: Exorma. Il suo sguardo sulla realtà è di chiara impronta cinematografica e se ha un difetto (“dico difetto per ridere” diceva Bazlen di Montale), è nel non aver ancora del tutto compreso che le immagini nelle parole bisogna mettercele, le visioni e il tratteggio di un suo schizzo sono sempre meravigliosamente esemplificative di ciò che va scrivendo, ma bisogna poi imparare a tradurle in parole, nei libri almeno, cosa che a volte lui dimentica di fare perché ha uno sguardo – come dire? – palindromo …

La terra dentro

Esistono somiglianze e affinità tra chi scrive. Riflessi e cifre stilistiche che a volte finiscono con il far da specchio anche alla stessa fisicità degli uomini. Ogni volta che incontro Marino Magliani penso che la sua «poesia in prosa», così ricca di musicalità e frasi che nascono già perfette, ha molto a che vedere con le opere di Francesco Biamonti. Ma anche che il mio amico Marino un po’ gli somiglia. Saranno le comuni origini liguri, non so, ma così è. Magliani mi è stato segnalato la prima volta da Giuseppe Conte, più di un decennio fa, ci volle un attimo per innamorarsi della sua scrittura, molto di più per riuscire a pubblicarlo. Ho avuto l’onore di seguirlo per i suoi romanzi in Longanesi. Ha pubblicato un libro più bello dell’altro, del resto, Marino. Vive in Olanda tra dune di sabbia mobile, ma ha viaggiato a lungo in Spagna e Sud America. Leggendo ciò che scrive, però, a volte sembra quasi non si sia mai mosso dalla sua Liguria: la sua terra dentro. Dovrebbe essere studiato a scuola, dai nostri liceali, e invece talvolta Magliani ha fatto fatica a …

Una scrittura d’avorio

Il testo di Pietro De Angelis all’inizio era monumentale, era necessario un editing che lo avvolgesse in un drappo di velluto, senza perdere nulla, ma filtrando molto. Lui ne era consapevole, purtroppo io non avevo tempo, così si è rivolto ad altri rimandandomi poi, dopo, un testo fin troppo a posto. Non mi convinceva il lavoro fatto. I cassetti si mettono a posto alla fine, prima preferisco sentire il testo com’è, puro e impuro. Siamo ripartiti quasi da capo. Un lavoro lungo e attento con il suo sguardo vigile su tutto. A tratti sembrava fosse lui l’editor, non io. Non uso quasi mai la parola «capolavoro», lui però la merita tutta. Sono stata costantemente emozionata e appassionata nel seguirlo: un impianto drammaturgico perfetto e una scrittura d’avorio. Il buffo è che non c’eravamo mai visti e ci siamo incontrati solo alla sua presentazione a «Libri Come», a Roma, perché anche stavolta l’Editore alla fine è arrivato e adesso Pietro sta scrivendo una nuova storia. Pietro De Angelis, Il mistero di Paradise Road, Elliot 2016

Un cuore tenero sotto il cappellino alla Jack Nicholson

Nella rubrica “Posta del cuore” su Specchio, che dirigeva, Massimo Gramellini scrisse un pezzo formidabile sulla morte di sua madre, era da poco mancata la mia mamma e fu come un treno in volto. Non lo conoscevo, ma lo cercai e ci incontrammo una prima volta all’Hungaria di Roma. Volevo fargli scrivere un libro, c’era molta narrazione nei suoi pezzi giornalistici. Raccontato oggi fa un po’ ridere, ma così andò. Aveva un progetto a quattro mani con uno scrittore che stimavo e con cui ci interfacciammo per diversi mesi. Poi non se ne fece di nulla e quando, anni dopo, approdai a Milano e me lo affidarono come autore pensai fosse destino lavorare insieme. Ho visto la Sala dei Cinquecento al Salone di Torino stracolma di lettori adoranti, ho visto tassisti pronti a farmi lo sconto purché lo salutassi quando andavo a trovarlo al giornale, ho visto Massimo in veste casalinga con il suo cappellino da Jack Nicholson da cui non si separa quando scrive. L’ho visto arrivare nelle case attraverso il tubo catodico prima …

Il suono di ogni frase

Giorgio Montefoschi mi ha insegnato ad ascoltare il suono di ogni frase. Non che il senso non sia importante, anzi, ma esiste una musica in ogni testo e bisogna saperla riconoscere. Montefoschi ama leggere i suoi testi dando vita a ogni dialogo, nel suo studio romano con il verde tutto intorno. A Roma, ci incontravamo spesso all’Hungaria e non poteva essere altrimenti. I Parioli sono il suo luogo d’elezione, è lì che è cresciuto ed è lì che sono ambientati la maggior parte dei suoi romanzi. Lui è uno scrittore alla Dickens, vive in presa diretta ciò che accade sulla pagina. Una volta mi telefonò quasi in lacrime perché quella notte, scrivendo, un personaggio era morto, sembrava fosse tutto reale, sempre. Una magia. Forse per questa sua capacità di immedesimarsi in ciò che scrive, forse per la passione condivisa per la Grecia e le Dolomiti, forse perché è nato lo stesso giorno di mio papà, non lo so, però l’ho sempre sentito anche amico, amico vero. Poi ci siamo persi, accade, ma con nessun altro potrei riuscire a non discutere mai sulle scelte linguistiche …

Una perla rara

Paolo Di Stefano lo leggevo sul Corriere della Sera, collezionavo i suoi romanzi, tutti diversi, ma con quella sua voce così riconoscibile e a me cara, anche quando si finge altra. Abbiamo entrambi la stessa Sicilia nel cuore (Avola lui, Augusta io), buoni studi da italianisti e altro che questo. Paolo è di un’umiltà indicibile, si sorprende sempre, lavora tantissimo: non frequenta il milieu tipico dei salotti buoni milanesi e la sera preferisce leggere poesie alla sua piccola. Scrive romanzi e gialli e racconti sullo stesso portatile con cui si interfaccia al mondo, inondato di mail, nel suo soggiorno di legno chiaro con le foto dei suoi familiari tutto intorno. Non conosco nessuno più gentile ed educato e paziente di lui, la sua parte svizzera deve aver avuto il sopravvento a un certo punto. Ho imparato tanto lavorandogli a fianco e spero di continuare a farlo, perché nel panorama editoriale è una perla rara, capace di cambiare velocemente cifra narrativa, mantenendo sempre lo stesso timbro autentico di voce, uno scrittore cresciuto studiando sulle pagine altrui, e …

Appassionato e appassionante

Con Filippo Ceccarelli ci s’incontrava da Dagnino nella Galleria dietro piazza Esedra, a Roma. Arrivava sempre con quella sua aria bonaria come se non dovessimo poi lavorare a un libro, ma solo goderci la giornata. Anche a casa sua – in uno degli studi più belli e accoglienti che abbia mai visitato – mi son sempre sentita un’ospite reale, con lui che leggeva a voce alta (grande lezione) riga dopo riga quel che andava scrivendo. Appassionato e appassionante, ecco com’è. La sua immensa raccolta di ritagli di giornale dell’epoca pre-internet, un «tesoro» in senso letterale è stata poi donata alla Biblioteca della Camera, ma averla tutto intorno conferiva ai nostri incontri una cornice unica. Quei ritagli gelosamente custoditi, assomigliavano alla sua cultura, onnivora, leggera, profonda, duttile, piacevolissima. A tavola con quell’amore di moglie che ha e che è poi diventata anche lei una mia autrice, Elena Polidori, ridevamo spesso del fatto che avessero relegato i romanzi dei giornalisti in una piccola bacheca a parte, in sala pranzo. Non ho fatto nulla di davvero significativo per lui, ma averlo accompagnato per un breve tratto di …

Un messaggio in bottiglia

Il testo di Filippo De Matteis mi è arrivato come un messaggio in bottiglia su un mare trasparente, lasciando immaginare la lunga traversata con onde alte e scogli da cui era miracolosamente uscito illeso. C’erano dentro echi del Retablo di Consolo e un cadenzare colto delle parole, alla maniera di Buttitta, però la storia doveva venir fuori meglio e c’era ovunque un lirismo fin troppo accentuato. Ci siamo incontrati in piazza della Repubblica a Firenze e dietro il ragazzo mite e dolce ho intravisto il professionista di razza che è, così temevo si inalberasse ai miei consigli su come “muovere” il testo. Invece mi ha istigato a dargliene altri e il libro si è piano piano trasformato sotto i nostri sguardi increduli, mantenendo intatta la sua meravigliosa musicalità e approdando infine a un Editore che l’ha appena pubblicato con ulteriore, estrema curatela. Filippo De Matteis, Cuori di seppia, Elliot 2017

Rapita dalla sua voce

Il dattilo del romanzo di Laura Bonaiuti è rimasto a lungo chiuso dentro una cartellina blu sulla mia scrivania. Me lo aveva portato lei, nella prima sede di Casa dell’autore in via Maggio, con un’invocazione muta e un appello gentile: «Leggilo se puoi, grazie». Mi era stato caldeggiato dal Prof. Fabio Firenzuoli, mio guru, però all’inizio ero scettica. Laura era troppo “bella e brava” per essere anche una scrittrice autentica. Mi sbagliavo. La sera in cui l’ho finalmente letto, non riuscivo a smettere e sono andata a letto tardissimo, rapita dalla sua voce. La scrittura della Bonaiuti, venata da un dolore sotteso, è come un pugno in faccia che lei ha saputo trasformare in narratività. Il suo lavoro è piaciuto anche a una editor milanese che l’ha pubblicato. Laura ha scritto da poco un altro testo e ora staremo a vedere che accadrà. Non so cosa farà da grande, ma spero non smetta mai di scrivere. Laura Bonaiuti, Se nessuno sa dove sei, Piemme 2015