Author: Manuela La Ferla

Sono solo libri

«Sono andata in uno di quei supermarket della carta stampata: ci sono immagini luminose in video, tipo. “Se compri una cosa ti diamo anche un libro”». Io ho detto al commesso: «Cerco E. E. Cummings». Quello ha detto, «Fai da te, seconda fila a sinistra». E io ho detto, «Ma voialtri vendete ancora libri, o cosa?» Due battute appena. Dentro tutta l’annosa questione del vender libri, oggi. Eccola la forza del teatro. Eliminate del tutto le pause narrative, ridotte le descrizioni, abolito il narratore, restano solo i personaggi e le loro parole. È il caso di un diamantino testo teatrale che mi è ricapitato tra le mani da poco, scritto da Jon Robin Baittz, e tradotto diversi anni fa per Sellerio da M. D’Amico, un Maestro che veleggia ormai verso i 90. Ne parlo qui, perché credo che dovremmo tutti finirla di usare i testi come vestiti dell’ultima collezione. Il gioco è sempre quello di citare unicamente quelli appena usciti, possibilmente anche in classifica o comunque di amici o amici degli amici. Vorrei scendere da questa giostra, per questo ho scelto un testo uscito molti anni fa, solo …

Uno sguardo palindromo

Delle Avanguardie artistiche del Novecento, conserva la capacità di spaziare tra Arti differenti, in nome di un nuovo umanesimo. Delle Neo avanguardie ha il dono di una rottura affatto cercata, quasi spontanea con quel che l’ha preceduto. È davvero molto giovane e, ogni volta che mi invia un suo testo, sono in imbarazzo perché spesso sono io ad imparare da lui e non viceversa. Per una fortunata coincidenza, questo ritratto di Leonardo Malaguti esce in sincrono con il suo primo testo già arrivato finalista al Premio di Letteratura Neri Pozza l’anno scorso e scelto da una piccola, ma eccellente Casa editrice: Exorma. Il suo sguardo sulla realtà è di chiara impronta cinematografica e se ha un difetto (“dico difetto per ridere” diceva Bazlen di Montale), è nel non aver ancora del tutto compreso che le immagini nelle parole bisogna mettercele, le visioni e il tratteggio di un suo schizzo sono sempre meravigliosamente esemplificative di ciò che va scrivendo, ma bisogna poi imparare a tradurle in parole, nei libri almeno, cosa che a volte lui dimentica di fare perché ha uno sguardo – come dire? – palindromo …

Scuolina in Ciad

Fermarsi e chiedersi come poter alleviare per un secondo il dolore nel mondo rischia di essere una di quelle frasi fatte e grondanti retorica che disturba anche solo alla lettura. Ma le parole a volte bisogna anche avere il coraggio di usarle per quel che sono: mezzi per far arrivare notizie, per aprire spiragli sul possibile. È per questo che vorrei fare un passo indietro e regalare qui un po’ di visibilità a una recente lettera del mio amico Don Gherardo Gambelli, da ormai quasi sette anni in Ciad, Parroco di N’Djamena. Alla fine, se volete, troverete il suo indirizzo. È molto complicato fargli arrivare qualcosa, causa Dogane complicate che spesso occultano le spedizioni, per usare un eufemismo. Ma che dire? Proviamoci. Cos’è una Bic per noi? Nulla, ma lì può fare la differenza. In uno studio recente realizzato dalla Lund University e pubblicato dalla rivista «Tchad et Culture» sulla vulnerabilità climatica, il Ciad figura fra i paesi più a rischio del mondo. I problemi legati alla sua difficile posizione geografica, stretto fra il Sahara e il Camerun, senza sbocchi al mare, sono divenuti ancora più complessi …

La terra dentro

Esistono somiglianze e affinità tra chi scrive. Riflessi e cifre stilistiche che a volte finiscono con il far da specchio anche alla stessa fisicità degli uomini. Ogni volta che incontro Marino Magliani penso che la sua «poesia in prosa», così ricca di musicalità e frasi che nascono già perfette, ha molto a che vedere con le opere di Francesco Biamonti. Ma anche che il mio amico Marino un po’ gli somiglia. Saranno le comuni origini liguri, non so, ma così è. Magliani mi è stato segnalato la prima volta da Giuseppe Conte, più di un decennio fa, ci volle un attimo per innamorarsi della sua scrittura, molto di più per riuscire a pubblicarlo. Ho avuto l’onore di seguirlo per i suoi romanzi in Longanesi. Ha pubblicato un libro più bello dell’altro, del resto, Marino. Vive in Olanda tra dune di sabbia mobile, ma ha viaggiato a lungo in Spagna e Sud America. Leggendo ciò che scrive, però, a volte sembra quasi non si sia mai mosso dalla sua Liguria: la sua terra dentro. Dovrebbe essere studiato a scuola, dai nostri liceali, e invece talvolta Magliani ha fatto fatica a …

Una scrittura d’avorio

Il testo di Pietro De Angelis all’inizio era monumentale, era necessario un editing che lo avvolgesse in un drappo di velluto, senza perdere nulla, ma filtrando molto. Lui ne era consapevole, purtroppo io non avevo tempo, così si è rivolto ad altri rimandandomi poi, dopo, un testo fin troppo a posto. Non mi convinceva il lavoro fatto. I cassetti si mettono a posto alla fine, prima preferisco sentire il testo com’è, puro e impuro. Siamo ripartiti quasi da capo. Un lavoro lungo e attento con il suo sguardo vigile su tutto. A tratti sembrava fosse lui l’editor, non io. Non uso quasi mai la parola «capolavoro», lui però la merita tutta. Sono stata costantemente emozionata e appassionata nel seguirlo: un impianto drammaturgico perfetto e una scrittura d’avorio. Il buffo è che non c’eravamo mai visti e ci siamo incontrati solo alla sua presentazione a «Libri Come», a Roma, perché anche stavolta l’Editore alla fine è arrivato e adesso Pietro sta scrivendo una nuova storia. Pietro De Angelis, Il mistero di Paradise Road, Elliot 2016

Un cuore tenero sotto il cappellino alla Jack Nicholson

Nella rubrica “Posta del cuore” su Specchio, che dirigeva, Massimo Gramellini scrisse un pezzo formidabile sulla morte di sua madre, era da poco mancata la mia mamma e fu come un treno in volto. Non lo conoscevo, ma lo cercai e ci incontrammo una prima volta all’Hungaria di Roma. Volevo fargli scrivere un libro, c’era molta narrazione nei suoi pezzi giornalistici. Raccontato oggi fa un po’ ridere, ma così andò. Aveva un progetto a quattro mani con uno scrittore che stimavo e con cui ci interfacciammo per diversi mesi. Poi non se ne fece di nulla e quando, anni dopo, approdai a Milano e me lo affidarono come autore pensai fosse destino lavorare insieme. Ho visto la Sala dei Cinquecento al Salone di Torino stracolma di lettori adoranti, ho visto tassisti pronti a farmi lo sconto purché lo salutassi quando andavo a trovarlo al giornale, ho visto Massimo in veste casalinga con il suo cappellino da Jack Nicholson da cui non si separa quando scrive. L’ho visto arrivare nelle case attraverso il tubo catodico prima …

Il suono di ogni frase

Giorgio Montefoschi mi ha insegnato ad ascoltare il suono di ogni frase. Non che il senso non sia importante, anzi, ma esiste una musica in ogni testo e bisogna saperla riconoscere. Montefoschi ama leggere i suoi testi dando vita a ogni dialogo, nel suo studio romano con il verde tutto intorno. A Roma, ci incontravamo spesso all’Hungaria e non poteva essere altrimenti. I Parioli sono il suo luogo d’elezione, è lì che è cresciuto ed è lì che sono ambientati la maggior parte dei suoi romanzi. Lui è uno scrittore alla Dickens, vive in presa diretta ciò che accade sulla pagina. Una volta mi telefonò quasi in lacrime perché quella notte, scrivendo, un personaggio era morto, sembrava fosse tutto reale, sempre. Una magia. Forse per questa sua capacità di immedesimarsi in ciò che scrive, forse per la passione condivisa per la Grecia e le Dolomiti, forse perché è nato lo stesso giorno di mio papà, non lo so, però l’ho sempre sentito anche amico, amico vero. Poi ci siamo persi, accade, ma con nessun altro potrei riuscire a non discutere mai sulle scelte linguistiche …

Nessun silenzio passi inosservato

Per la legge del contrappasso, in tempi di foto ovunque condivise, a dare nuovo brio editoriale al cartaceo ecco i libri con foto d’autore, nuova tendenza del momento e non solo per le strenne natalizie. Ne sono usciti davvero tanti ultimamente, ma qui vorrei fare una scelta d’amore. Amore reo confesso per l’artista cui è dedicato il libro: Fabrizio De André. Fabrizio è sempre stato uno che divideva, anche quando uscivano i suoi LP, parola desueta ma questo erano, o lo amavi oppure no. Ho avuto la fortuna di poterlo incontrare al Club Tenco, pensavo mi avrebbe interrogato sulle sue canzoni, ricordo che ero davvero molto emozionata, invece mi mise subito a mio agio e alla fine parlammo di stelle e dell’Acquario, segno zodiacale di entrambi. Con Samuele Bersani che lo  adorava perfino più di me, quella sera durante lo spettacolo lo bevemmo come acqua di sorgente,  il volto sulle mani intrecciate sopra la poltroncina davanti a noi, all’Ariston di Sanremo, in ascolto devoto. Chiusa parentesi personale, il testo che dovreste regalarvi tutti, per sfogliarlo la sera, luce soffusa  sul comodino e risentire le note delle sue …

Una perla rara

Paolo Di Stefano lo leggevo sul Corriere della Sera, collezionavo i suoi romanzi, tutti diversi, ma con quella sua voce così riconoscibile e a me cara, anche quando si finge altra. Abbiamo entrambi la stessa Sicilia nel cuore (Avola lui, Augusta io), buoni studi da italianisti e altro che questo. Paolo è di un’umiltà indicibile, si sorprende sempre, lavora tantissimo: non frequenta il milieu tipico dei salotti buoni milanesi e la sera preferisce leggere poesie alla sua piccola. Scrive romanzi e gialli e racconti sullo stesso portatile con cui si interfaccia al mondo, inondato di mail, nel suo soggiorno di legno chiaro con le foto dei suoi familiari tutto intorno. Non conosco nessuno più gentile ed educato e paziente di lui, la sua parte svizzera deve aver avuto il sopravvento a un certo punto. Ho imparato tanto lavorandogli a fianco e spero di continuare a farlo, perché nel panorama editoriale è una perla rara, capace di cambiare velocemente cifra narrativa, mantenendo sempre lo stesso timbro autentico di voce, uno scrittore cresciuto studiando sulle pagine altrui, e …

Appassionato e appassionante

Con Filippo Ceccarelli ci s’incontrava da Dagnino nella Galleria dietro piazza Esedra, a Roma. Arrivava sempre con quella sua aria bonaria come se non dovessimo poi lavorare a un libro, ma solo goderci la giornata. Anche a casa sua – in uno degli studi più belli e accoglienti che abbia mai visitato – mi son sempre sentita un’ospite reale, con lui che leggeva a voce alta (grande lezione) riga dopo riga quel che andava scrivendo. Appassionato e appassionante, ecco com’è. La sua immensa raccolta di ritagli di giornale dell’epoca pre-internet, un «tesoro» in senso letterale è stata poi donata alla Biblioteca della Camera, ma averla tutto intorno conferiva ai nostri incontri una cornice unica. Quei ritagli gelosamente custoditi, assomigliavano alla sua cultura, onnivora, leggera, profonda, duttile, piacevolissima. A tavola con quell’amore di moglie che ha e che è poi diventata anche lei una mia autrice, Elena Polidori, ridevamo spesso del fatto che avessero relegato i romanzi dei giornalisti in una piccola bacheca a parte, in sala pranzo. Non ho fatto nulla di davvero significativo per lui, ma averlo accompagnato per un breve tratto di …